Interviste

L’arte come terapia; come strumento per affinare le capacità diagnostiche dei medici e renderli più empatici con i loro pazienti; ma anche l’arte come rifugio sicuro per rigenerare corpo ed anima, evitando così di cadere nella sindrome da burnout. Le esperienze che fanno incontrare arte e medicina sono sempre più numerose e virtuose: ne abbiamo parlato con Vincenza Ferrara, Responsabile del Laboratorio “Arte e Medical Humanities” dell’Università Sapienza di Roma, e membro del Comitato Scientifico di “Cultura è Salute”.

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L’arte come terapia; come strumento per affinare le capacità diagnostiche dei medici e renderli più empatici con i loro pazienti; ma anche l’arte come rifugio sicuro per rigenerare corpo ed anima, evitando così di cadere nella sindrome da burnout. Le esperienze che fanno incontrare arte e medicina sono sempre più numerose e virtuose: ne abbiamo parlato con Vincenza Ferrara, Responsabile del Laboratorio “Arte e Medical Humanities” dell’Università Sapienza di Roma, e membro del Comitato Scientifico di “Cultura è Salute”.

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La salute psico-fisica di medici ed infermieri è stata messa a dura prova dalla recente crisi sanitaria che è scaturita in seguito alla pandemia di coronavirus. Il Dottor Marino Gorinati, pediatra, è un convinto sostenitore del concetto di cultura come cura di se stessi; per questo ha trovato nell’arte e nella letteratura due grandi passioni, coltivandole sia per piacere personale che per trarne indiscussi benefici a livello psicologico.

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Dal fumetto anti-coronavirus alla realizzazione di un film fino a tante attività artistiche che abbracciano le diverse discipline come danza, canto, regia e recitazione: l’Accademia “L’arte nel cuore Onlus” porta avanti un ambizioso progetto di inclusione sociale, rivolto a tutti quei giovani talentuosi affetti da disabilità, che spesso si scontrano con pregiudizi e barriere, ma che invece hanno soltanto voglia di mettere in luce il loro straordinario talento.

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Per recuperare il benessere psicologico dei pazienti e dei medici a rischio di “burn-out”.

Da due anni a questa parte la Dottoressa Agnese Maria Fioretti, dell’Istituto Tumori di Bari, porta avanti insieme al collega Francesco Giotta il progetto “L’arte in istituto”, per coinvolgere i malati oncologici in un percorso finalizzato all’aggregazione, al recupero della socialità e al loro benessere psicologico. Grazie ai cosiddetti “donatori di cultura”, i pazienti hanno l’opportunità di partecipare a visite guidate, mostre, esibizioni musicali e molto altro, per volgere lo sguardo oltre la malattia ed arricchire mente ed anima. Il progetto coinvolge anche familiari e medici a rischio burn-out.

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