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"...Fino a qualche tempo fa questa relazione - tra cultura e salute, ndr - era pressoché assente dalle agende politiche. Solo dopo la pubblicazione di alcuni studi epidemiologici che hanno dimostrato inequivocabilmente come la partecipazione culturale si associ a un prolungamento della longevità e a un miglioramento delle condizioni di vita in situazioni di patologie degenerative, è cresciuta l’attenzione del suo impatto sul benessere, che va ben oltre l’intrattenimento in cui a lungo l’abbiamo confinata", afferma la Dottoressa Catterina Seia, Presidente del Cultural Welfare Center.

Per leggere l'intervista integrale, potete cliccare qui

 

📷 Photo Credit: Policy and Procurement in Healthcare

 

 

 

Dal 1992 c'è una Associazione che si dedica al sostegno del Gemelli ART, il centro altamente specializzato di Radioterapia Oncologica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, con l’obiettivo di assicurare supporto all’attività clinica attraverso l’accoglienza e la relazione personalizzata, il sollievo per i malati e i familiari e l’utilizzo di strumenti complementari per migliorare la qualità della vita e della cura del malato oncologico: è l'Associazione Romanini, presieduta dal Professore Vincenzo Valentini il quale si occupa di portare avanti il progetto Art4ART : l’arte – sia essa nelle forme dell’architettura, della pittura, della musica, del cinema, della fotografia o dei moderni contenuti audiovisivi digitali – crea infatti un ambiente favorevole per i pazienti e li aiuta ad affrontare le terapie e a gestire stress e paure.

 

Vi invitiamo ad approfondire questo splendido progetto di umanizzazione delle cure in ospedale!

- Video illustrativo del progetto: https://youtu.be/ptWYLZpoOKo
- Servizio TG5:  https://www.gemelliart.it/2021/10/28/art4art-in-tv-il-tg5-dedica-un-servizio-al-nuovo-day-hospital/
- Servizio RaiNews24:  https://www.rainews.it/archivio-rainews/media/bastalasalute-a79357b9-bfcb-4185-ba3a-5e1d1cd4c53d.html
- Pagina YouTube del progetto: https://www.youtube.com/playlist?list=PLNw9EN64InR69zzXczxZpcg_f1z5H2k_t

 

Art & Science across Italy è un progetto europeo del network CREATIONS (H2020) organizzato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dal CERN di Ginevra per promuovere la cultura scientifica tra i ragazzi, coniugando i linguaggi dell’arte e della scienza: due strumenti di conoscenza tra le massime espressioni della creatività umana.

Il progetto Art&Science Across Italy si rivolge a studenti e studentesse delle classi III e IV delle scuole superiori con l’obiettivo di coinvolgerli nel mondo della ricerca scientifica, e prevede tre fasi. La prima è una fase formativa in cui sono organizzati seminari, workshop e visite a musei e laboratori. La seconda fase prevede la realizzazione da parte di studenti e studentesse di opere artistiche ispirate agli argomenti scientifici trattati nelle lezioni. Infine, le opere realizzate vengono esposte e premiate in mostre regionali e le più significative sono raccolte nella mostra nazionale, evento conclusivo di ciascuna edizione.

I 20 vincitori della competizione nazionale sono infine invitati a partecipare a un master sul rapporto tra arte e scienza presso i laboratori dell’INFN o al CERN.

 

Domenica 6  febbraio 2022, alle ore 10 sarà aperta al pubblico la mostra “Colori e immagini della Scienza” allestita presso l’Acquario Civico, viale Gadio 2, a Milano.

La mostra è organizzata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) in collaborazione con i Dipartimenti di Fisica dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e dell’Università degli Studi di Milano, con il patrocinio del Comune di Milano e il sostegno di Fondazione Cariplo; qui maggiori dettagli

La scuola accompagna la crescita di bambini e ragazzi, anche nei momenti di ricovero: e proprio dalla sinergia tra scuola e ospedale nasce un progetto, siglato tra l'ASST Gaetano Pini e l'Istituto Comprensivo "B. Cavalieri" di Milano, che permette ai ricoverati di età compresa tra i 6 e i 18 anni di età di proseguire la didattica tramite docenti ospedalieri che si coordinano con la Scuola di riferimento del paziente, in caso di ricoveri di medio e lungo termine, o che sono a disposizione degli studenti quotidianamente, per una didattica flessibile e per fornire stimoli creativi e culturali, durante il momento delicato del ricovero, anche breve.

Lodevole anche il gesto dell'Associazione Genitori dell'istituto "Cavalieri" che ha donato 100 libri alla sezione scolastica del Pini, e che successivamente sono stati donati ai pazienti in entrata, come stimolo alla promozione della lettura durante il proprio tempo in reparto e successivamente a casa.

Qui il comunicato stampa dell'ASST Pini

 

📷 Photo Credit: Michał Parzuchowski on Unsplash

Ci è molto piaciuto quanto Marco Dalla Valle, Presidente di Biblioterapia Italiana, ha espresso sulla figura del biblioterapista attraverso la sua newsletter; e ve lo riportiamo sul nostro spazio di Cultura è Salute

 

Una poltrona per due

La questione riguardante la passione per i libri come caratteristica essenziale per chi si occupa di biblioterapia è cosa complessa. Nella maggior parte delle discipline basta un certo interesse e un po’ di buona volontà per riuscire ad applicarle. Nel caso della biblioterapia è un po’ diverso. Per prima cosa ogni facilitatore biblioterapista costruisce la propria attività su se stesso. A parità di tecnica, ognuno vive i libri diversamente e perciò maneggia il materiale letterario a modo proprio. Questo è un valore aggiunto. Gli utenti possono appassionarsi alla conduzione di un biblioterapista, oppure preferiscono sperimentare conduzioni diverse. E queste conduzioni diverse nascono dalla passione per i libri di ognuno. Sicuramente c’è chi potrebbe applicare il minimo sindacale nell’utilizzare la biblioterapia. Se un giorno diventasse una tecnica utilizzata in una professione specifica, ad esempio gli insegnanti, tutti verrebbero preparati nelle università in modo obbligatorio e poi ognuno l’applicherebbe come sa fare, con tutti i limiti del caso. Ma oggi, con la necessità di esportare la disciplina in un mercato dei servizi altamente competitivo, il minimo sindacale non è sufficiente. La prima cosa che gli utenti percepiscono nel facilitatore biblioterapista è la sua passione. Quando manca, la conduzione diventa lenta e impacciata, chi ascolta non si sente coinvolto e tutto questo va a discapito del loro ritorno nel gruppo.

La lettura come creatività

La mia esperienza mi dice che serve essere creativi per poter esportare sul mercato la biblioterapia. E la prima fonte d’ispirazione creativa è la lettura. Servendosi poi del pensiero laterale, è possibile ideare laboratori nuovi e invitanti che attirano utenti vecchi e nuovi. Ma questa fonte d’ispirazione, ne sono certo, è possibile ottenerla solo se ami i libri e sai guardare oltre la semplice trama. Non stiamo parlando di un semplice processo creativo. Serve di più. Serve incrociare interesse per l’argomento con il tipo di scrittura, la descrizione della biografia dell’autore con la storia in cui è vissuto e in cui è ambientato il suo libro. E poi è necessario mettere in parallelo libri e autori diversi, generi letterari differenti tra loro che vanno a comporre un laboratorio contenente tutta una serie di suggestioni. Quelle suggestioni, quelle emozioni il biblioterapista deve essere in grado di farle sentire e deve essere capace di amplificarle, e lo può fare sentendole lui per primo. Ma se non riesce a percepire il piacere della lettura e dell’argomento, allora sarà in serie difficoltà.

Il piacere della lettura

È un assioma semplice e definitivo: chi ama leggere prova il piacere della lettura, chi non ama leggere, no. Per rendere chiaro il concetto, c’è da dire che se provi una volta il piacere della lettura poi diventi lettore inevitabilmente e cominci a leggere di più. Quindi, come puoi occuparti di biblioterapia se non sei un gran lettore e non conosci il piacere della lettura? Non stiamo parlando di concetti teorici che si trasmettono con l’insegnamento. Il piacere del libro si diffonde l’uno all’altro per contagio. E chi già conosce questo piacere, quando incontra chi lo possiede, entra subito in sintonia con lui. È attraverso tale sintonia che poi è possibile stabilire un rapporto produttivo tra utente e biblioterapista. Quando parliamo di piacere della lettura entriamo in una dimensione altamente sensoriale, una percezione interiore che potremmo paragonare al piacere sessuale, quindi non mediato dalla razionalità. Questo parallelismo ci aiuta a capire quanto sia impossibile pensare di lavorare con la biblioterapia utilizzando il solo studio e la sola razionalità.

La tirannia del tempo

E chi ha l’amore per i libri e non ha il tempo per leggerli? Pennac dice che non c’è scarsità di tempo che tenga quando si vuole leggere un libro. Ma è pur vero che la vita frenetica di oggi ci mette in difficoltà. Veramente c’è chi si trova nella condizione di voler leggere, ma essere talmente stanco da non riuscirci. Nella maggior parte dei casi, chi inizia a formarsi per rendere la biblioterapia una professione sta svolgendo parallelamente un’altra professione a tempo pieno, talvolta in un campo assolutamente differente e impegnando la maggior parte della giornata. È proprio qui che s’impone la necessità di essere amanti della lettura. Se ti capita in mano un libro lento e complicato, leggere diventa un’impresa titanica. Ma se trovi il libro di cui t’innamori, arrivi a non mangiare per finirlo, magari piangendo quando le settecento pagine sono terminate e volevi proseguissero. Non voglio dire che amando i libri e smettendo di mangiare si possono leggere tutti i libri che si vogliono, ma è vero il contrario: se non trovi lo slancio per leggere con passione, di libri non ne leggerai neppure uno. Non voglio semplificare troppo le cose. Serve organizzare il poco tempo a disposizione, riuscire a pianificare le proprie letture, tenere conto dei limiti di tempo e di lavoro. Ma solo se sei un folle che piange su un libro e ha provato l’adrenalina che si diffonde nel corpo durante la lettura di un libro puoi pensare di riuscire nonostante i limiti di tempo. È ovvio che chi ha più ore a propria disposizione è avvantaggiato. Ma questo vantaggio scompare e diventa un problema per chi non ama la lettura e tergiversa piuttosto di trascorrere alcune ore tra le pagine di un libro.

Per concludere

Può un veterinario non amare gli animali? Io credo di no e questo principio vale anche per la biblioterapia e i libri. Siamo troppo abituati a pensare alle attività intellettuali come qualcosa di mnemonico. I libri sono ancora visti come cosa da studiare e inconsciamente anche noi siamo vittime di questo preconcetto. Ma avventurarsi a lavorare con i libri significa esplorare un territorio con tutte le sue complessità in cui non manca la fatica, ma non manca neppure l’entusiasmo e la passione.

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