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Voci dal Comitato Scientifico. Cultura è Salute: arte e dermatologia – Intervista a Massimo Papi
Quando sono stato invitato ad aderire a “Cultura è Salute” in qualità di membro del Comitato Scientifico, non avevo un’idea preciso su cosa potesse essere un’iniziativa di quel
tipo e quanto potesse effettivamente trovare uno sviluppo pratico; da subito c’è stato però grande entusiasmo, condiviso sia con i colleghi del CS sia con chi questo network l’ha pensato, promosso e sostenuto, ovvero la Dott.ssa Ester Dominici e il Presidente Club Medici, Vincenzo Pezzuti. “Cultura è Salute” ci ha fatto conoscere tante realtà sul territorio che credono nel binomio “cultura” e “benessere” e oggi, dopo lo sviluppo intenso di questi anni in cui abbiamo lavorato e prodotto tanto, possiamo dire di essere protagonisti di una cavalcata davvero entusiasmante: infatti abbiamo visto concretizzarsi tante iniziative di grande valore e abbiamo potuto osservare da vicino quante persone si applicano in Italia, lavorando ogni giorno per diffondere l’importanza delle discipline artistiche come elemento base del benessere individuale e collettivo. In questi anni c’è stato un passaggio dalla fase concettuale a quella pratica, che ha significato entrare in contatto diretto con le strutture, gli ospedali e le associazioni che nel nostro Paese promuovono le medical humanities, fino ad arrivare all’evento clou dello scorso anno a Roma, “Effetto Michelangelo”, che è stato un successo senza precedenti: l’evento è stato un momento di grande scambio, che ci ha permesso di capire ancora di più quanto la cultura sia determinante nei processi di cura e di riabilitazione; personalmente l’ho trovato un progetto molto utile anche per il mio lavoro di dermatologo perché ha rappresentato anche l’occasione di rimettermi in gioco e ripensare il mio progetto “Dermart”. In che modo il mondo dell’arte può mettersi a disposizione del mondo della dermatologia? Il passaggio cruciale è stato cominciare vedere il paziente come un’opera d’arte e valutarlo nel suo insieme; allo stesso tempo ho iniziato a valutare i quadri e le opere d’arte come fossero dei pazienti: insomma si è creato un doppio filone che mi ha permesso di affinare la capacità di osservazione e valutazione dei dettagli nello studio della pelle e delle sue malattie. Nel prossimo futuro la traduzione del grande lavoro fatto finora con “Cultura è Salute” sarà permeare ancora di più il territorio e far conoscere sempre di più le attività pratiche che promuovono il collante tra cultura-arte-salute; tutto ciò sarà tradotto in incontri e scambi reciproci per far sì che sempre più realtà abbraccino questi concetti per poi tradurli da un punto di vista pratico nel supporto ai pazienti e alle loro famiglie.




