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L'impegno di Airalzh in diagnosi precoce, prevenzione, arte
Eleonora Marini ha intervistato la Prof.ssa Alessandra Mocali, Presidentessa di Airalzh ETS, per approfondire il ruolo di questa preziosa Associazione nel sostegno a progetti di ricerca in Italia, alla prevenzione delle malattie neurodegenerative e sul ruolo supportivo dell'arteterapia; ve la proponiamo integralmente
L’Associazione Airalzh nasce con una missione precisa: sostenere la ricerca scientifica sull’Alzheimer. Quali sono oggi i principali progetti e obiettivi su cui state investendo?
I principali Progetti di Ricerca sono gli “Airalzh Grants for Young Researchers” (AGYR), che stiamo finanziando dal 2020, rivolti a giovani ricercatori e che riguardano essenzialmente due aspetti. Lo studio di biomarcatori – ossia alterazioni di molecole o di funzioni che possano essere utilizzati sia per la diagnosi precoce che come bersagli per futuri interventi terapeurici – e lo studio dei fattori di rischio ambientali e dei meccanismi di prevenzione mediati ad esempio da elementi nutrizionali. Oltre al finanziamento della Ricerca, l’altro importante obiettivo di Airalzh è la sensibilizzazione e corretta informazione sugli avanzamenti della Ricerca e sull’importanza della prevenzione.
Una delle caratteristiche di Airalzh è il sostegno ai giovani ricercatori attraverso bandi e finanziamenti. Perché avete scelto di puntare in modo così deciso sulle nuove generazioni di scienziati?
Abbiamo scelto di puntare sulle “nuove generazioni” di ricercatori per ovviare al “problema”, tutto italiano, della cosiddetta “fuga dei cervelli” dal nostro Paese. Airalzh ETS, fin dalla sua costituzione, ha avuto ed ha come obiettivo quello di favorire lo sviluppo di carriere indipendenti dei nostri ricercatori in Italia. Pensiamo che aver investito, ad oggi, in 38 progetti di ricerca – con cifre di oltre 50.000 euro ciascuno, quindi sufficienti a poter iniziare o proseguire un percorso professionale – abbia dato un contributo a questo obiettivo. Anche la collaborazione pluriennale con la Fondazione “Armenise Harvard” di Boston va in questa direzione, anche se il sostegno è dato, sinergicamente, a Ricercatori “mid-career”. Si tratta, infatti, di una scelta che consente di indirizzare i finanziamenti verso le attività e le scoperte che hanno necessità di consolidare i risultati in una fase estremamente delicata nella carriera di uno scienziato.
Quanto è importante oggi investire nella diagnosi precoce e nella prevenzione, oltre che nella ricerca di nuove terapie?
La diagnosi precoce è indispensabile perché sappiamo che lo sviluppo, a livello cerebrale, della malattia inizia anni, talvolta decenni prima dell’apparire dei sintomi, quando le possibilità di intervento si riducono notevolmente. Ancora non esistono delle cure risolutive, ma possiamo rallentare lo sviluppo della malattia intervenendo precocemente. La prevenzione, sotto questo punto di vista, sta assumendo una rilevanza sempre maggiore, stabilito che, anche la demenza, può essere prevenuta o almeno “posticipata” o “rallentata” se fin da giovani si tengono corretti stili di vita. È stato infatti dimostrato che, proprio gli stili di vita, siano in grado di interferire anche su alcuni fattori di rischio genetici. Per questo la nostra Associazione si sta impegnando al massimo per la sensibilizzazione, anche nelle scuole, su questo argomento.
Airalzh è entrata a far parte del network “Cultura è Salute”, che promuove il ruolo delle arti e della cultura nel benessere delle persone. Cosa vi ha spinto ad aderire a questa rete?
La motivazione è legata proprio all’Arte ed al ruolo che questa ricopre all’interno della malattia di Alzheimer, in quanto rappresenta una possibilità di esplorare nuovi percorsi di cura, ed è dimostrato che può regalare al paziente una migliore qualità della vita. A questo proposito, nel 2024 e successivamente nel 2025, abbiamo indetto il Bando “Art Therapy” con l’obiettivo di finanziare un Progetto di Ricerca, del valore di 50mila Euro per bando, che punti allo studio delle tecniche di arte-terapia nel trattamento dei sintomi cognitivi e comportamentali nelle persone affette da malattia di Alzheimer o disturbo cognitivo lieve. Verso la fine di aprile di quest’anno, invece, è stato presentato “Creative Age – Musei e Arte per l’Alzheimer: percorsi di benessere e inclusione per persone con demenza e i loro caregiver”, con l’obiettivo di promuovere la qualità della vita delle persone con demenza e a contrastare l’isolamento delle famiglie attraverso percorsi culturali dedicati all’interno dei Musei delle province di Bergamo, Brescia e Pavia. Questa attività segue quanto iniziato come progetto pilota nel biennio 2024-25 e attualmente riproposto in Mugello – Toscana con il progetto “Tracce di memoria”.
In che modo attività come musica, pittura, teatro o scrittura possono aiutare le persone con Alzheimer o con altre forme di demenza?
L’Arte, in ogni sua forma, stimola circuiti emozionali che si conservano fino agli stadi avanzati delle varie forme di demenza. Attivando queste vie, riduce ansia, depressione e disturbi comportamentali, migliorando la vita dei malati. Numerosi musei, alcuni dei quali sostenuti da Airalzh ETS, offrono programmi specifici per persone con Alzheimer. Queste attività permettono ai pazienti e ai loro carer di uscire dall’isolamento, aiutano i malati a ritrovare la propria identità e, per i famigliari, rappresentano un’importante occasione di confronto, condivisione ed inserimento sociale.
Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di arteterapia. Quali evidenze scientifiche esistono sui benefici di questi approcci nel mantenimento delle capacità cognitive e relazionali?
Si tratta di un argomento ancora molto dibattuto, dove non tutta la comunità scientifica riconosce questi effetti misurabili in modo oggettivo sul decadimento cognitivo. Anche noi di Airalzh, con i progetti finanziati dai bandi, vogliamo portare un contributo. Personalmente ho visto come lo stato di serenità ed il sentirsi parte di un gruppo possa contribuire a far emergere le capacità cognitive residue di queste persone. Sappiamo che l’Alzheimer è una malattia “della famiglia”, in quanto il carico assistenziale ma soprattutto emotivo, coinvolge in primo luogo i famigliari. Creare momenti di condivisione e di uscita dalla solitudine della famiglia attraverso percorsi di cultura alle persone che accompagnano i loro cari in queste attività è estremamente importante. Spesso è difficile convincerli ad uscire dall’isolamento e dallo stigma. Molto importante è anche il “passaparola” tra coloro che ne hanno fatto esperienza.
Sempre più studi suggeriscono che uno stile di vita sano possa ridurre il rischio di sviluppare demenze. Quali comportamenti consigliate ai cittadini per prendersi cura del proprio cervello?
Dal 2024 abbiamo prodotto alcuni “quaderni della prevenzione” (sono disponibili, scaricabili gratuitamente, online al seguente indirizzo: https://prevenzione.airalzh.it). Questi partono da ricerche, condotte dagli scienziati di Airalzh, e riguardano la corretta alimentazione, il movimento e la qualità del sonno. È in preparazione, invece, il quaderno sull’importanza del socializzare.
Guardando ai prossimi dieci anni, quale scoperta o innovazione potrebbe cambiare davvero la storia dell’Alzheimer?
Da qualche anno sono in fase di sperimentazione clinica molti farmaci ed interventi su bersagli diversi, ma non è possibile, al momento, ipotizzare quando si arriverà ad una svolta. Secondo il mio punto di vista, però, è importante che si parli di farmaci, o trattamenti non farmacologici attivi, non tanto sui sintomi, quanto sul meccanismo di sviluppo della malattia, che sappiamo non dipendere solo da un fattore. Servirà, quindi, un’integrazione tra le varie terapie, ma sarà altrettanto indispensabile che il nostro Servizio Sanitario Nazionale sia pronto per la presa in carico dei pazienti, per la gestione e distribuzione corretta delle cure.




