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Franco Basaglia, nel centenario dalla nascita

Alcuni resoconti delle riunioni tra medici, infermieri e pazienti nell’ospedale di Gorizia furono pubblicati in due libri di Franco Basaglia e Franca Ongaro, ovvero "Che cos’è la psichiatria" del 1967 e "L’istituzione negata" del 1968; ci soffermiamo in particolare su questa loro riflessione

"...Vedemmo che, dal momento in cui davamo risposte alla povertà dell’internato, questi cambiava posizione totalmente, diventava non più un folle ma un uomo con il quale potevamo entrare in relazione. Avevamo già capito che un individuo malato ha, come prima necessità, non solo la cura della malattia ma molte altre cose: ha bisogno di un rapporto umano con chi lo cura, ha bisogno di risposte reali per il suo essere, ha bisogno di denaro, di una famiglia e di tutto ciò di cui anche noi medici che lo curiamo abbiamo bisogno..."

 

Un altro elemento, importante, caratterizzò la sua visione quando ottenne l'incarico di Direttore dell'Ospedale Psichiatrico di Trieste: i padiglioni, che in precedenza avevano ospitato i pazienti internati, si trasformarono in luoghi culturali frequentati da artisti e musicisti illustri tra i quali Ornette Coleman, Giorgio Gaslini, Dario Fo e Franco Battiato.

Non solo: apprendiamo tramite Wikipedia che: "...Lo scrittore e drammaturgo Giuliano Scabia, l'artista Vittorio Basaglia, cugino dello psichiatra Franco, insieme ad altri operatori, a infermieri e pazienti, all'interno del Laboratorio P, installato nel gennaio del 1973 nell'Ospedale psichiatrico, uno spazio libero di creatività, idearono il cavallo - in onore del cavallo "Marco", un cavallo reale che dal 1959 era adibito al traino del carretto della lavanderia, dei rifiuti e del trasporto di materiale vario nel manicomio e che era stato destinato al macello ma salvato e affidato alle cure dei ricoverati -  che fu realizzato sotto la direzione di Vittorio Basaglia. Era un cavallo di legno e cartapesta di dimensioni monumentali che rappresentava l'animale reale, e voleva diventare il simbolo della fine dell'isolamento dei malati mentali, un "cavallo di Troia" che potesse invece essere contenitore delle istanze di libertà e umanità dei malati mentali. Scabia racconta così la nascita di Marco Cavallo nel libro dedicato all'esperienza, pubblicato da Einaudi nel 1976 e ristampato da edizioni alfabeta verlag nel 2011: "Terzo giorno - 12 gennaio, venerdì. [...] Dai malati emerge con più forza l'idea di fare il cavallo (sono più contenti all'idea di costruire il cavallo). Un cavallo con pancia che contenga cose. Dunque l'idea di fare una casa, che ci era sembrata nascere da un'esigenza profonda, è già saltata appena l'azione pratica ha avuto inizio".

I pazienti non si occuparono direttamente della costruzione, ma vennero coinvolti nell'opera di realizzazione dei contenuti artistici e immaginifici da inserire nell'opera. I pazienti dunque decisero il colore azzurro, simbolo della gioia di vivere e decisero che la "pancia" del cavallo dovesse contenere i loro desideri, sogni e istanze".

 

Ringraziamo il Centro di Documentazione Biblioteca Biomedica Azienda Ospedaliero-Universitaria SS. Antonio e Biagio Cesare Arrigo di Alessandria per aver ricordato il Dottor Franco Basaglia nel centenario dalla nascita e tramite la loro newsletter, citando questo articolo de Il Post; noi vi invitiamo anche ad approfondire l'originalità dell'installazione artistica "Marco cavallo" tramite questa pagina su Wikipedia

 

 

 

📷  Basaglia durante una riunione con altri medici, infermieri, assistenti e pazienti nell’ospedale psichiatrico di Gorizia, tra il 1968 e il 1969 | Photo credit: Gianni Berengo Gardin

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