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Dopo quattro anni di chiusura dovuta a una serie di crolli che ne hanno provocato lo sgombero immediato, l'Ospedale Incurabili di Napoli verrà ristrutturato e se ne prevede la riapertura nel 2028.

Si avranno infatti due realtà distinte ma intimamente connesse: da una parte un polo composto da molteplici ambulatori e dall’altra una nuova zona museale forte di circa novemila metri quadri, con annessi locali per il ristoro, come si apprende dalla notizia riportata sul quotidiano "Il Mattino".

Il museo, ospitato in alcuni dei locali dichiarati agibili del complesso, conserva al suo interno oggetti dal valore inestimabile, vere e proprie gemme della scienza medica. Ma i suoi tesori iniziano dall’esterno, da un antico pozzo oggi chiuso, e ci sono anche due antichissime farmacie; la parte più importante del museo è quella che ruota intorno a San Giuseppe Moscati, uno dei tanti “santi degli Incurabili”. Morto a 47 anni, nel 1927, dopo aver speso tutta la propria vita per la medicina e per il prossimo.

Una attesa riapertura non solo dai napoletani, ma anche da tutti gli estimatori di arte custodita in un luogo da sempre simbolo di cura!

Un convegno che nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento di Architettura e Progetto dell’Università La Sapienza, ASL Roma 1 e Roma Capitale per presentare i risultati di una ricerca di Ateneo denominata “Mindscape” e che ha sviluppato in modo innovativo le correlazioni tra cura, prevenzione e usi collettivi aperti a partire dalle interrelazioni tra cura e paesaggio e applicando questi princìpi al caso di Santa Maria della Pietà, già definito dalla Regione Lazio "Parco della Salute e del Benessere" : per maggiori informazioni su sede e orari dell'evento 👉 info

Centinaia di grucce hanno invaso alcune delle piazze e vie più famose del capoluogo lombardo, tra cui Duomo, Via Torino, Navigli, Porta Ticinese, Corso Como, Via Marghera, Corso Garibaldi, Corso Buenos Aires, Via Borsieri, Via Tortona, Corso Sempione e Arco della Pace.

Per ogni gruccia, una maglietta: tutte di un arancione brillante, ma ciascuna portavoce di un messaggio diverso. Più di 20 slogan a rappresentare molti di quei pregiudizi e cliché che, ancora troppo spesso, ruotano attorno al ricorso alla psicoterapia e che frenano le persone ad intraprendere un percorso psicologico e a prendersi cura del proprio benessere mentale; su ogni t-shirt c'è il logo UNDRESSED, accompagnato dalla scritta: “I pregiudizi sono barriere di cui spogliarsi. Il percorso verso il benessere psicologico inizia da qui”, e l'invito a recarsi in Largo la Foppa a Milano, zona Moscova, il 27 e 28 Maggio per “mettersi a nudo.

Non si sa chi abbia lanciato questa campagna, ma è certamente un modo per rendere tutti più consapevoli sull'importanza di preservare la salute mentale e della caduta di ogni tabù che impedisce di parlarne: qui la notizia su La Voce dei Medici

Il 27 Maggio 2023 alle 17.30, presso la Scuderia Future Food Living Lab di Piazza Verdi a Bologna verrà inaugurata la mostra fotografica del progetto "Mettiti nei miei Panni", con gli scatti di Andrea Brintazzoli; la mostra è organizzata dall'Associazione Sensibilizzazione Alopecia Aerata ASAA e promossa dal Comune di Bologna.

Un progetto fotografico, innovativo e sperimentale, in cui 12 persone affette da Alopecia Areata, Totale e Universale invitano il pubblico ad avvicinarsi alla loro immagine, profondamente modificata dall'Alopecia, attraverso un gioco empatico e coinvolgente che vuole rendere più sensibile lo sguardo collettivo, per abituarlo ad un nude look non determinato da una scelta estetica e nemmeno da un trattamento chemioterapico, ma come conseguenza di una malattia genetica ed autoimmune quale è l'Alopecia Areata.

I ritratti dei volti senza capelli mirano a dare visibilità alla Alopecia affinché sia riconoscibile, nominabile, legittimata nella sua esistenza come vera e propria patologia ancora poco conosciuta e che colpisce il 2% della popolazione, 145 milioni di persone nel mondo indipendentemente dal sesso, dal colore della pelle, dalle abitudini alimentari, dai comportamenti igienici e personali, quindi non comporta solo come disagio estetico. Il mancato riconoscimento della stessa come malattia genetica rara, insieme alla forte influenza dei canoni estetici convenzionali che la società odierna ci impone, rendono infatti spesso doloroso il percorso personale di adattamento e di accettazione della propria immagine che questa malattia richiede.

“La reattività estetica descrive come le persone reagiscono a diversi stimoli estetici, come l’arte e la natura. I risultati [dello studio finanziato dal progetto EU Horizon ART*IS e che ha coinvolto ricercatori di Università di Vienna, Max Planck Institute for Psycholinguistics di Nijmegen e Max Planck Institute for Empirical Aesthetics di Francoforte] hanno mostrato che le persone con alti livelli di reattività artistica ed estetica traggono maggiori benefici dalla visualizzazione di opere d’arte online grazie a esperienze artistiche più piacevoli e significative”, spiega Edward A. Vessel di MPIEA, sviluppatore dell’Aesthetic Responsiveness Assessment (AReA); questo è particolarmente importante per le persone che sono più colpite da disturbi di salute invalidanti e/o che non possono recarsi di persona in musei e luoghi d'arte.

AGI ha parlato di questo studio qui

 

📷 Photo Credit: Elena Mozhvilo on Unsplash

 

 

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