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Ultime da Cultura è Salute

Il Cultural Welfare Center (CCW) ha dato il via alla prima indagine italiana sulla prescrizione sociale di attività artistiche e culturali promossa dal mondo sanitario: un passo cruciale per capire come l’arte e la cultura vengano integrate nei percorsi di prevenzione, cura e benessere.

 

Perché l'indagine è rilevante per noi

 

Nel progetto Cultura è Salute, il Club Medici ha costruito un network nazionale – con oltre 120 realtà registrate – che connette professionisti sanitari e organizzazioni culturali in una rete sinergica rivolta alla formazione, alla cura e all’umanizzazione dei luoghi di cura.

Cultura è Salute, infatti:

  • Valorizza pratiche artistiche e culturali come le arti visive, la musica, il teatro e la letteratura, per promuovere empatia, prevenire il burnout e migliorare il benessere dei professionisti della sanità, attraverso corsi ECM mirati residenziali
  • Gestisce il Portale Cultura è Salute, vero catalizzatore delle migliori esperienze che uniscono arte e salute – condivise, catalogate e aperte allo scambio tra istituzioni sanitarie e culturali
  • Offre strumenti concreti, come il PuntoBiblioDigital, gratuito per le strutture sanitarie aderenti, favorendo l’accesso a media e libri a supporto del benessere di pazienti e operatori
 
 

Cosa chiediamo ai membri del network

 

Invitiamo professionisti della salute, strutture sanitarie, associazioni culturali, enti pubblici e soggetti attivi sul territorio a compilare il questionario promosso da CCW. La partecipazione richiede solo 20 minuti e le risposte saranno pienamente anonime e confidenziali.

L’obiettivo? Costruire basi solide per politiche e pratiche sistematiche

In alcuni Paesi – come il Regno Unito – la prescrizione sociale è ormai parte integrante della sanità pubblica. In Italia, invece, siamo ancora in una fase sperimentale e frammentata.

Questa indagine:

  1. Documenta le diverse modalità con cui arte e cultura vengono “prescritte” dai professionisti sanitari
  2. Individua obiettivi e buone pratiche già in atto
  3. Fornisce un quadro utile per orientare politiche e interventi strutturati
 
 

Come partecipare

  • Compila il questionario online (20 minuti)
  • Deadline: 30 settembre
  • Risultati utili al CCW, al Club Medici e a tutto il network per costruire insieme una nuova cultura della cura integrata

COMPILA ORA il questionario – fai sentire la tua voce per rendere la cultura e le arti un pilastro concreto della salute. Clicca qui  https://culturalwelfarecenter.limesurvey.net/789152

 

Un network che cresce, per prendersi cura

Partecipare significa:

  • Rafforzare il ruolo delle arti nella formazione continua di medici e operatori
  • Promuovere l’inserimento strutturale di pratiche culturali nei luoghi di cura
  • Favorire un approccio sempre più biopsicosociale, centrato su persona, contesto e relazione
 
 

Il Portale Cultura è Salute amplifica ogni contributo: ogni risposta diventa un tassello concreto per una sanità più umana, empatica e sostenibile.

Unisciti anche tu e diventa parte attiva del cambiamento.

Il 17 Luglio 2025 Massimo Papi, dermatologo e componente del Comitato Scientifico del progetto di Club Medici Cultura è Salute, è stato ospite della American University of Rome per una guest lecture dedicata al rapporto tra medicina, arte e benessere.

Nel corso dell’incontro Papi ha raccontato l’esperienza di Cultura è Salute come rete nazionale che valorizza le pratiche artistiche nei contesti di cura e prevenzione, illustrando finalità, azioni e prospettive del progetto promosso da Club Medici. Ha inoltre condiviso il percorso personale che lo ha portato a ideare DermArt, format pionieristico che coniuga dermatologia e arti figurative, nato dal desiderio di avvicinare i pazienti a una percezione più consapevole e serena della propria pelle attraverso la bellezza e il linguaggio delle immagini.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di collaborazione tra Cultura è Salute e la American University of Rome, grazie al coinvolgimento della prof.ssa Renata Schiavo (Department of Public Health, Columbia University), e rappresenta un nuovo tassello nel dialogo internazionale sui temi della medicina umanistica.

Nel campo della salute mentale, la possibilità di costruire percorsi terapeutici che vadano oltre i confini dell’intervento clinico tradizionale è oggi una necessità sempre più riconosciuta. In questo senso, le collaborazioni stabili tra istituzioni sanitarie e culturali rappresentano un’opportunità preziosa: non semplici cornici occasionali per attività estemporanee, ma alleanze strutturate in grado di generare continuità, fiducia e visione condivisa.

La convenzione tra la ASL Roma 1 e la Galleria Borghese è un esempio virtuoso di questa prospettiva. All’interno di questo accordo, medici, psicologi, educatori e operatori possono immaginare e realizzare percorsi di cura che si snodano tra sale museali, laboratori artistici, atelier e spazi di bellezza. Qui, l’arte non è solo contenuto, ma dispositivo relazionale, occasione di ascolto, specchio emotivo, strumento di espressione e trasformazione.

Federico Russo, psichiatra e membro del Comitato Scientifico di Cultura è Salute, ci restituisce in questo articolo l’esperienza intensa e ricca della visita alla mostra su Caravaggio insieme ai pazienti di un servizio territoriale della ASL Roma 1. Un racconto che non è solo testimonianza, ma anche invito a pensare la cultura come parte integrante e generativa dei percorsi di cura. (ED)

La buona cura: 24 quadri di Caravaggio

Lascio Stefania davanti alla Galleria Borghese. Il tassista ha un aspetto stranissimo, occhiali a specchio, orecchini sul naso, sulle orecchie, sulle sopracciglia, e catene e tatuaggi ovunque.

Io e Stefania ci eravamo scambiati un cenno di inquietudine, salendo. Invece il suo taxi è profumato, musica di ambiente e temperatura ottimale.

Stefania scende, ci salutiamo. Abbiamo appena concluso una delle tante attività che fanno seguito alla convenzione tra Galleria e ASL Roma 1. Alla firma di Francesca Cappelletti, direttrice della Borghese e di Giuseppe Quintavalle, direttore generale della ASL che, bisogna pur riconoscerlo, ci hanno messo la faccia e parecchie responsabilità.

Tra le più straordinarie opere d’arte della scultura e della pittura italiana utilizzate per riattivare processi mentali sopiti, emozioni spente o sregolate, relazioni fredde, distanti, e il più drammatico dei sintomi di malattia psichica: l’isolamento.

Partecipano pazienti esperti che da anni raccontano le opere con il loro sguardo, mischiano le loro esperienze a quelle degli artisti e degli spettatori.

Stefania attraversa, nel caldo torrido delle sei di pomeriggio, il tassista riprende la sua corsa. La guardo di spalle e penso con gratitudine a quanta passione ci ha regalato in questi 25 anni che la conosco affiancando i percorsi di cura di centinaia di pazienti psichiatrici. Persone seguite in tanti Centri di Salute Mentale pubblici, con attenzione e dedizione. Anche questo, tra tante critiche e lamentele, va riconosciuto.

Resto solo sul sedile di dietro, c’è traffico.

Ho un senso di stordimento.

24 quadri mi ronzano in testa, 24 quadri di un pittore vissuto in un tempo lontano. Eppure i volti parlano ancora e raccontano la strada, la povera gente, le vittime e i carnefici, la vertigine tra la vita e la morte. Ascolto Stefania, di cognome Vannini, storica d’arte della Galleria Borghese, la sento sussurrare, per non disturbare gli altri visitatori, lei e il nostro gruppo vicino vicino, con le orecchie uno accanto all’altro, stretta tra persone con le stesse facce che stanno dipinte sui quadri, vite vissute, patimenti e sofferenze, legami malati interrotti con la violenza della psicosi.

Questo pittore, Stefania ci racconta, è passato alla storia tra pregiudizi e stigma, descritto come un collerico, un ateo tra i preti, un peccatore che dipinge il sacro. Hanno detto di tutto su di lui e forse hanno detto tante fesserie.

Dall’altra parte ci sono i nostri pazienti, i loro difficili percorsi di vita. E pure su di loro quante cose da ripensare, rinarrare.

Mi chiedo, quale sia il senso di questo tempo che trascorro oggi, di questa cura che non toglie sintomi, non dà sostegno, non svela significati. Cosa ci faccio qui con loro, con la ASL che rappresento, tra le luci fioche e tragiche che esaltano i soggetti, i neri drammatici di queste tele qui riunite in un evento straordinario a Palazzo Barberini.

Questo pomeriggio fa bene?

A me regala un tempo sospeso, nel torrido inizio di estate.

Sara Ceccucci è una tecnica della riabilitazione psichiatrica. Ha tanta esperienza sulle spalle ma il suo sguardo resta leggero, giovane, il suo sorriso contagia. Lei, tra quattro uomini carovaggeschi, segnati, poetici nei loro commenti, colti come non ti aspetteresti mai. Lei, in missione per la città, partita dalle periferie del Nuovo Salario, con le sue responsabilità, che a pensarle, a pochi centimetri dall’olio e dalla tela, vengono le vertigini. Le mettiamo in mano un patrimonio, da una parte un quadro di valore inestimabile, dall’altra la cura degli ultimi degli ultimi. Questo sono i pazienti psichiatrici. Ancora oggi è così.

La Cattura di Cristo e’ a dieci centimetri da uno dei nostri pazienti, un paziente grave, con alle spalle ricoveri, urla, paura. Sara dolcissima accanto, tra lui e Gesù, sembra non pensarci, sembra vedere tutto in un’altra luce: ce la faranno entrambi, alla faccia di Giuda e della psichiatria che non crede che in tutti, anche nelle persone più gravi, passa sempre una luce tra le crepe, così almeno cantava Leonard Cohen.

Un giovane alto alto ci racconta che ha ripreso a studiare, sta bene, seppur silenzioso e in disparte rispetto al mondo.

È arrivato a questo gruppo perché dipingeva, seguito da uno dei nostri centri. Ora ha concluso le cure, non ha più nessuno che lo segue. Ci siamo chiesti con Lucia Simonelli, la responsabile di questo progetto come di altri altrettanto speciali che coordina per il Dipartimento di Salute Mentale: ma ci può continuare a venire a fare questa attività? In fondo non è più un paziente psichiatrico. A rigor di logica dovremmo dire di no, ma poi lo continuiamo a chiamare, quando c’è qualcosa di veramente speciale come oggi. Magari gli serve, o fa piacere a noi vederlo. Ogni tanto qualcuno che ce la fa, bisogna ricordarcelo.

All’ultima sala della mostra la custode mi dice che stiamo per uscire.

Avverto il gruppo che torno dieci minuti indietro, a rivedere qualcosa. Voglio mettermi bene in testa quei volti, le grida dei giustiziati, le ombre degli assassini.

Anche separarsi non è proprio facile. Sarebbe bello restare qui anche stasera, mangiare tra questi quadri, raccontandoci di noi.

Fuori faccio la domanda di rito: allora? Impressioni?

Quello alto alto fa: buono!

E Stefania: ma come buono! Buono si dice della amatriciana!

Io rido e convengo.

Ora sono arrivato, pago, il tassista mi saluta con una gentilezza preziosa. Alla faccia dei pregiudizi.

Scendo e ci ripenso.

Che ha detto quello alto alto?

Buono.

Ci sta.

Ma chi lo avrebbe mai detto dopo 24 quadri di Caravaggio...!

 

📷 In foto: "I bari" di Michelangelo Merisi da Caravaggio, in esposizione alla mostra "Caravaggio 2025" presso Gallerie Nazionali Barberini Corsini - Roma

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