Approfondimenti

Per recuperare il benessere psicologico dei pazienti e dei medici a rischio di “burn-out”.

Da circa due anni la Dottoressa Agnese Maria Fioretti, dell’Istituto Tumori di Bari, porta avanti insieme al collega Francesco Giotta il progetto “L’arte in istituto”, per coinvolgere i malati oncologici in un percorso finalizzato all’aggregazione, al recupero della socialità e al loro benessere psicologico.

Grazie ai cosiddetti “donatori di cultura”, i pazienti hanno l’opportunità di partecipare a visite guidate, mostre, esibizioni musicali e molto altro, per volgere lo sguardo oltre la malattia ed arricchire mente ed anima. Il progetto coinvolge anche familiari e medici a rischio burn-out.

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Il Museo Archeologico Nazionale MArTA ha riaperto al pubblico dopo i mesi del lockdown. Una ripresa con tante novità, tra le quali la firma del protocollo d’intesa con la ASL di Taranto per promuovere azioni comuni finalizzate all’accessibilità e all’inclusione culturale per pazienti, ospiti di strutture, anziani, disabili. Ne abbiamo parlato con la direttrice Eva Degli Innocenti.

Può l’arte diventare una vera e propria cura per i pazienti? Partendo proprio da questa domanda il Museo Archeologico Nazionale MArTA di Taranto ha siglato un’intesa con la ASL, per promuovere una serie di azioni comuni finalizzate all’inclusione culturale degli ammalati, degli anziani, dei disabili. Sulla base di studi scientifici di origine anglosassone e canadese è stato infatti dimostrato che tra arte e salute esiste un rapporto molto stretto e dunque esperienze di questo tipo possono essere considerate delle vere e proprie terapie.

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La medicina narrativa diventa collante tra arti e promozione della salute. Il Dottor Giancarlo Martinelli, medico fisiatra e responsabile per la riabilitazione territoriale dell’Asl Umbria 1, ci ha raccontato in questa intervista il progetto che sta portando avanti da circa un anno con l’Università delle Tre Età a Città di Castello, sull’invecchiamento attivo ed il coinvolgimento di persone affette da malattie degenerative.

Medicina narrativa, arti figurative, attività fisica: a Città di Castello (Pg) il Dottor Giancarlo Martinelli, in collaborazione con “L’Università delle tre età”, promuove un percorso d’invecchiamento attivo, rivolto a tutte quelle persone affette da malattie degenerative. Un progetto nato da un anno che ha già dato risultati sorprendenti, migliorando sensibilmente la qualità della vita di queste persone, in un contesto nel quale la medicina diventa sempre di più un sistema culturale per la costruzione di significati e legami con gli altri.

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Il vincitore del “Premio Strega Giovani” presenta il suo romanzo alla redazione di “Cultura è Salute”, ripercorrendo gli anni difficili della giovinezza, contrassegnati dalle dipendenze e dal Tso, ponendo l’accento sul potere salvifico della letteratura. 

Con un grande atto di coraggio e per un forte desiderio di condivisione con gli altri, Daniele Mencarelli si mette a nudo, ripercorrendo i suoi anni più burrascosi. “S” come salvezza e come salute, perché è stata proprio la letteratura a liberare l’autore dall’angoscia profonda che lo ha accompagnato per un lungo periodo della sua vita, portandolo a vincere di recente il “Premio Strega Giovani” con un romanzo forte e vero.

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Seguire il paziente durante il suo “percorso”più duro, per mostrargli come continuare a vivere la propria vita nonostante la malattia, è la mission della Onlus di Napoli “Compagni di viaggio”. Abbiamo intervistato il presidente, Fabrizio Capuano, che promuove con forza  una nuova visione della medicina, che metta al centro non gli organi malati, ma le persone.

La moderna concezione di “cura” non si limita alla presa in carico della patologia, ma pone attenzione anche ai bisogni psicologici e relazionali del paziente. In tal senso il contatto con le opere d’arte e la cultura possono rappresentare per molte persone un momento non solo distensivo, ma di autentico benessere. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Capuano, presidente dell’associazione “Compagni di viaggio Onlus”, che da anni promuove questa filosofia negli ospedali di Napoli e non solo, incentivando una nuova visione della medicina.

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