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Un innovativo spazio nel Centro di Cure palliative e Terapie del dolore dell'Ospedale San Giovanni di Dio, primo in Sardegna, in cui i pazienti vivono un’esperienza diversa e rilassante durante le loro terapie: è la sala multisensoriale-Snoezelen, una parola olandese che richiama il termine “rilassare” e definita anche "stanza Serena" dal nome di una giovane paziente, scomparsa di recente: questo ambiente nasce grazie alla donazione dei suoi genitori insieme all’associazione di volontariato no profit ODV “Vestiamoci di Vita”.

«Questo è un luogo speciale – afferma l'oncologa palliativista Maria Cristina Deidda – dove i bambini e gli adulti con gravi disabilità, o altre patologie debilitanti come le quelle oncologiche in stato avanzato sono immersi in un ambiente con luci, colori, suoni, odori, vibrazioni e oscillazioni opportunamente modulate, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita incidendo su umore e comportamento». Qui, spiega il professor Gabriele Finco, direttore di Anestesia e Rianimazione dell’Aou di Cagliari, «i cittadini e le cittadine possono usufruire di una stimolazione dei cinque sensi primari che, agendo simultaneamente a livello della corteccia cerebrale, ne favoriscono il rilassamento e la riduzione del dolore cronico avvertito».

Ricerche condotte su pazienti hospice/lungodegenza, che hanno passato un’ora o più nella stanza multisensoriale, testimoniano una significativa riduzione dell’ansia e fino al 40% del dolore».

La notizia è riportata qui da Sardegna Live

📷 Photo credit: AOU Cagliari News

Una ottima occasione di apprendimento di qualità, che si rivolge a tutte le persone e non solo a specifiche categorie professionali: con questo obiettivo l'Università di Pavia ha reso disponibile, sulla propria piattaforma KIRO, il nuovo corso divulgativo "Psicologia e Neuroscienze della Musica", ovvero dieci lezioni accessibili gratuitamente previa registrazione.

Le videolezioni affrontano la percezione pura del suono e i legami transdisciplinari che uniscono la musica al movimento, al linguaggio, alle emozioni e alla memoria, fino a esaminare i risvolti pratici della materia in contesti educativi e terapeutici; e spiegano anche le ragioni scientifiche per cui determinate composizioni riescono a suscitare reazioni emotive intense.

Qui per maggiori informazioni anche sulle modalità di registrazione alla piattaforma

Come le imprese sostenibili favoriscono la vita culturale dei dipendenti, in azienda e nelle proprie comunità? Nel pomeriggio del 2 Luglio se ne parla in un Forum, a Milano, nel corso dell'evento “il ruolo delle Imprese” Ore 15.00 al Theater – MEET Digital Culture Center – Viale Vittorio Veneto, 2 – Milano.

La partecipazione è libera, obbligatoria la prenotazione qui

I temi affrontati: il riconoscimento delle arti come risorsa per la salute, l’evoluzione delle pratiche di welfare culturale, il rapporto tra cultura e corporate welfare, il ruolo delle imprese nella promozione del benessere in azienda, le esperienze di bellezza e arte nei luoghi di cura, le prospettive future di integrazione tra creatività, salute e sviluppo organizzativo.

Un approfondimento, in questo articolo

 

📷 Photo credit: Eventbrite

Anche ad Enna la direzione sembra nettamente tracciata: si va verso le medical humanities.

Oltre aprogetto di pet therapy arrivano anche i concerti che portano la musica in ospedale, per alleviare la quotidianità del ricovero dei pazienti e per allietare i loro famigliari, il personale sanitario e tutti coloro che desiderano assistere: l'orchestra ennese "Francesco Paolo Neglia", in collaborazione con l'associazione Crescere Insieme, ha curato la prima di un ciclo di esibizioni che vogliono anche rafforzare la percezione dell'ospedale come bene della collettività e non solo come luogo di cura.

Le parole del Direttore Generale dell'Asp di Enna, Mario Zappia: "Attraverso l’arte vogliamo affermare un'idea di sanità nella quale la cura della persona non si esaurisce nella terapia ma comprende anche la sua dimensione umana ed emotiva. La musica, la bellezza, qualche ora leggera, non sono un di più rispetto alle cure e al prezioso lavoro che ogni giorno svolgono tutti i professionisti nei reparti, ma possono esserne parte integrante contribuendo al benessere dei pazienti, alleggerendo il peso della degenza per rendere l'ospedale un luogo di tutti, più accogliente e positivo, dove si pensi non solo alla sofferenza ma soprattutto alla guarigione”.

Qui la notizia di Ennavivi

Al quinto piano del King's College Hospital, direttamente sopra l'unità di terapia intensiva, c'è la prima terapia intensiva all'aperto su tetto del Regno Unito e una delle prime al mondo: può accogliere fino a sei pazienti contemporaneamente.

Il sito web "Infermieristicamente" fornisce qui alcuni dettagli interessanti: il progetto è stato affidato a due figure di spicco nel paesaggismo britannico, ovvero il Prof. Nigel Dunnett dell'Università di Sheffield, tra i massimi esponenti del naturalistic planting design e recentemente scomparso, e Sarah Price, plurimedagliata al RHS Chelsea Flower Show.

Ogni postazione esterna consta di armadietti medici resistenti alle intemperie che ospitano prese elettriche, connessioni dati e gas medicali: i pazienti possono così rimanere all'esterno senza alcuna interruzione terapeutica, esattamente come avverrebbe all'interno del reparto, ma godendo di una vegetazione selezionata con grande attenzione clinica e in grado di stimolare vista, olfatto e tatto.

La prima paziente a beneficiarne è stata una ventinovenne ricoverata da mesi in attesa di un intervento cardiaco; quando i medici e gli infermieri l'hanno portata sul tetto e la luce del sole ha raggiunto il suo viso, è scoppiata in lacrime per la gioia e l'emozione.

Il Dottor Phil Hopkins, consulente di terapia intensiva, ha aggiunto che "[...]sperimentare elementi naturali è essenziale per aiutare i pazienti a riadattarsi dopo periodi di disconnessione dalla realtà", e che "l'obiettivo del reparto non è solo salvare vite, ma ricostruirle".

Il King's Critical Care Roof Garden prevede inoltre un'area riservata al personale per le pause: uno spazio in cui allontanarsi dalle luci artificiali, dai rumori delle apparecchiature e dallo stress visivo delle stanze di degenza; per evitare quindi di sprofondare nel burnout e tornare ad assistere i pazienti in un ambiente sereno.

Tutto questo, "per restituire a chi è bloccato tra quattro mura un frammento di mondo esterno, un contatto con la realtà che esiste oltre la malattia".

 

Per ulteriori approfondimenti, ecco anche la notizia sul sito del King’s College Hospital

 

📷 Photo credit: King’s College Hospital NHS Foundation Trust 

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